Drei Romantische Stücke - I. Dall'Oltre

per orchestra d'archi, sintetizzatore, violino elettrico e partitura elettroacustica

 

Photo by Jean-Marie Manzoni

 

«[…] mi sentii sfiorare da gigantesche entità animate, alcune della quali addirittura s’inoltrarono, fluttuarono attraverso il mio corpo che ipotizzavo solido.»

 

Riflessione - partendo da una pietra miliare della poetica di H. P. Lovecraft - su quella zona d’ombra in cui la società civile si mischia alle mafie criminali per porgere loro aiuto, sia esso prestazione professionale o semplice manovalanza.
Politici compiacenti, avvocati, ingegneri e commercialisti corrotti, soggetti disperati senza nè arte nè parte che si concedono come prestanome sono le deità archetipiche di questo Pàntheon contemporaneo dell'orrido.
Nulla della realtà è più come ci appare: se perfino il più bel campo di girasoli può nascondere una falda acquifera contaminata da rifiuti tossici, un parco giochi per bambini appalti truccati, è allora all’ordine del giorno che uno studio di commercialisti sia dedito esclusivamente a manovre di lifting di un capitale e un ristorante esclusivo serva come grigio sistema di pulizia di denaro sporco, in un amalgama tossico che avvelena ogni ingranaggio della società e confonde lecito e illecito. Sono loro i nuovi mostri che, in nome dell'ipocrita "pecunia non olet", alibi troppo facile, con un corto circuito abdicano alla propria umanità e alla dignità della propria professione, generando poco alla volta un mondo da inferno lovecraftiano in cui anche ai loro figli e ai loro discendenti toccherà vivere.    

Primo pezzo di una ideale trilogia la cui gestazione ha richiesto e richiederà molto tempo: ci si può esporre allo schifo solo un po’ alla volta.

La trama del racconto breve di Lovecraft è nota: Crawford Tillinghast, uno scienziato, ha inventato una macchina che riesce a rendere visibile quella parte della realtà che la nostra normale vista non percepisce. Ne mostra un giorno i risultati a un suo amico che, incalzato da Tillinghast, racconta le sue visioni.



«[…] Stammi a sentire! Le onde emesse da quella cosa stanno risvegliando migliaia di sensi rimasti dormienti dentro di noi, un’eredità sensoriale che ci perviene da eoni di evoluzione, partendo dallo stato di elettroni liberi fino allo stato di umanità organizzata. Io ho visto la verità, e ora intendo mostrarla anche a te. Ti domandi quale aspetto avrà? Te lo rivelerò.»

«[…] immaginai me stesso all’interno di un vasto, incredibile tempio di dèi svaniti da lungo tempo. Una qualche indefinita struttura dalle innumerevoli colonne di pietra nera le quali, da un pavimento di umide lastre, si ergevano fino a brumose altezze al di là della mia capacità visiva. Per alcuni momenti quell'immagine fu quanto mai vivida, dissipandosi progressivamente in un concetto molto più spaventoso: completa, assoluta solitudine in uno spazio cieco, silente, infinito».

«[…] In un momento successivo, mi sentii sfiorare da gigantesche entità animate, alcune della quali addirittura s’inoltrarono, fluttuarono attraverso il mio corpo che ipotizzavo solido.»

«[…] All’improvviso, fui pervaso a mia volta da una sorta di capacità visiva accentuata. Al di sopra e più in alto rispetto al caos di luci e ombre s’innalzava un’immagine che, per quanto vaga, aveva aspetti di consistenza e di permanenza. In qualche modo, si trattava di qualcosa di almeno in parte familiare, la parte insolita sovrapposta al noto scenario terrestre come i fotogrammmi di un fim vanno a invadere i tendaggi compositi di un cinema. Vidi la soffitta trasformata in lavoratorio, il macchinario elettrico, la forma distorta di Tillinghast seduta davanti a me. Solo che, dell’interno spazio non occupato dagli oggetti, nemmeno la più piccola particella era sgombra. Forme indescrivibili, sia vive che altrimenti, si mescolavano le une alle altre in una confusione ripugnante. In prossimità di ogni oggetto conosciuto, si ammassavano interi mondi di entità aliene, sconosciute. Eppure sembrava che gli oggetti noti fossero mescolati, addirittura compenetrati, con le entità aliene e viceversa. Le più numerose tra le entità aliene viventi erano nere abominazini simili a meduse le quali si gonfiavano e sgonfiavano in tremolante armonia con le vibrazioni del macchinario. Queste meduse nere erano spaventosamente numerose e, con orrore, mi resi conto che anch’esse avevano la capacità di compenetrarsi. Di consistenza semifluida, erano in grado sia di passare le une attraverso le altre che di attraversare quello che per noi è materia solida. Quelle entità non erano mai in quiete, sembravano fluttuare senza fine come spinte da una qualche motivazione malefica. Certe volte sembravano stessero divorandosi le une con le altre, l’attaccante che si lanciava contro la vittima cancellandola istantaneamente dalla vista.»

«[…] Le vedi? Ci riesci? […] Vedi le creature che formano quello che gli uomini chiamano aria pura e cielo azzurro? Non sono forse riuscito ad abbattere la barriera? Non ti ho forse mostrato mondi che nessun uomo ha mai visto?»